Food-Delivery in Europa 2025

Aggregazione del mercato: le ragioni strategiche

Negli ultimi diciotto mesi l’industria del food-delivery ha registrato una serie di operazioni straordinarie che stanno ridisegnando la geografia competitiva europea. L’acquisizione di Deliveroo da parte di DoorDash, l’offerta pubblica di Prosus su Just Eat Takeaway.com e la precedente incorporazione di Glovo nel perimetro di Delivery Hero convergono verso un risultato chiaro: la creazione di tre poli continentali con massa critica sufficiente a sostenere gli investimenti in tecnologia, logistica e compliance normativa.

 

Perchè sta succedendo?

Le logiche sottostanti sono essenzialmente quattro:

  1. Economia di scala e di densità  Il costo di una consegna dipende in modo quasi lineare dal numero di ordini per chilometro. Aggregare volumi in più Paesi consente di ridurre il costo marginale e di ottimizzare le rotte algoritmiche.

  2. Pressione a riportare utili Dopo anni di crescita finanziata a capitale di rischio, gli investitori richiedono margini positivi e generazione di cassa. L’EBITDA ha già virato in territorio positivo per i principali gruppi, ma resta modesto: serve ulteriore efficienza operativa.

  3. Normativa sul lavoro di piattaforma L’adozione della Platform Work Directive dell’Unione europea pone requisiti più stringenti in materia di contratti, assicurazioni e trasparenza algoritmica. Gli operatori con bilanci solidi sono in grado di assorbire questi costi e di uniformare i processi HR a livello multinazionale.

  4. Rallentamento del venture capital Il calo del 50 % dei finanziamenti food-tech rispetto al picco 2021 ha chiuso l’accesso a round di capitale “difensivi”. Per molti second-tier player la cessione è la via più rapida per proteggere il valore costruito.

Il risultato atteso è un triopolio paneuropeo—DoorDash/Deliveroo-Wolt, Prosus-Delivery Hero/Just Eat e Uber Eats—che entro il 2027 dovrebbe superare l’80 % del volume ordini europeo.

Il modello economico dei nuovi gruppi multinazionali

I grandi operatori stanno convergendo su cinque leve di redditività, tutte concorrono allo stesso obiettivo: portare il business dalla logica del “volume a ogni costo” a un equilibrio strutturale di cassa.

  • Advertising e retail-media – Le app si stanno trasformando in veri e propri marketplace pubblicitari. Vendendo spazi sponsorizzati a ristoranti e brand di largo consumo, le piattaforme aggiungono diversi punti percentuali al take-rate effettivo: per DoorDash, ad esempio, la pubblicità genera già oltre un quinto della crescita dei ricavi. In prospettiva questo diventerà il margine «alto» che finanzia la logistica a margine «basso».

  • Abbonamenti – Modelli come DashPass, Deliveroo Plus o Wolt+ muovono l’attenzione dal coupon alla fedeltà: con una tariffa mensile ridotta, l’utente ottiene consegne scontate o gratuite, mentre la piattaforma incassa flussi ricorrenti e prevede la domanda con maggiore precisione. Oggi gli abbonati attivi superano i 18 milioni, numero destinato a crescere man mano che le promozioni estemporanee perdono peso.

  • Diversificazione merceologica – Il food resta centrale, ma le app puntano a diventare “sportelli di prossimità” per spesa, farmaci, pet-care o elettronica. Per DoorDash le consegne non-food valgono già circa il 17 % del giro d’affari: un modo per aumentare la frequenza d’uso, riempire le fasce orarie morte e diluire i costi fissi della rete distributiva.

  • Automazione logistica – Droni, furgoni autonomi e algoritmi di pooling nascono per comprimere il costo medio di consegna sotto soglie finora irraggiungibili. I primi progetti pilota sono operativi nel Regno Unito e negli Stati Uniti; il roll-out europeo richiederà tempo, ma rappresenta il passo decisivo per difendere i margini quando la crescita di volumi rallenterà.

  • Compliance centralizzata – L’obbligo europeo di tutelare i rider come lavoratori subordinati impone payroll, assicurazioni e formazione. Standardizzare questi processi a livello multinazionale alza la barriera d’ingresso per nuovi concorrenti, ma comporta investimenti iniziali significativi che solo gruppi capitalizzati possono sostenere.

Grazie alla combinazione di queste cinque direttrici, i leader del settore puntano a mantenere nel medio periodo un margine EBITDA fra il 6 e il 9 %, con flussi di cassa tali da autofinanziare la tecnologia e l’espansione geografica.

Il punto di vista del ristoratore: rischi, trend e opportunità

Trend operativi fino al 2027

  • Commissioni Il costo del servizio completo (piattaforma più flotta) rimane ancorato a un intervallo 22-30 %; pick-up e self-delivery si attestano fra il 6 e il 15 %. Poiché i requisiti sul lavoro dipendente spingono al rialzo i costi logistici, è improbabile che le fee scendano: al massimo resteranno stabili o saliranno leggermente.

  • Promozioni Gli sconti generalizzati, che in passato superavano il 20 % del valore ordine, sono già scesi sotto il 12 %. Verranno sostituiti sempre più da programmi di abbonamento, dove la convenienza per il cliente è distribuita nel tempo e non in singole occasioni.

  • Visibilità a pagamento Tutte le piattaforme hanno introdotto formati “sponsored” a costo-per-clic. Per un ristorante diventa essenziale monitorare il ritorno sull’investimento pubblicitario (l’obiettivo ragionevole è un ROAS pari ad almeno cinque volte la spesa) e allocare il budget solo nei giorni o nelle fasce orarie in cui la visibilità aggiuntiva genera reale incremento di volumi.

  • Dark e virtual brand Nel Regno Unito oltre un ordine su dieci proviene già da marchi esclusivamente digitali; in Italia la quota è intorno al 6-8 % ma cresce rapidamente, soprattutto nei grandi centri urbani. Aprire un brand virtuale consente di sfruttare capacità di cucina residua e di testare nuovi format senza investimenti di sala, a patto di evitare la cannibalizzazione del marchio principale.


In sintesi, la direzione è chiara: le piattaforme cercano stabilità finanziaria attraverso nuovi flussi di ricavo e maggiore efficienza, mentre i ristoratori sono chiamati a gestire il delivery come una leva complementare – costosa in apparenza, ma potenzialmente redditizia se usata per acquisire clienti, differenziare l’offerta e presidiare più punti di contatto con il pubblico.

 

Delivery come canale di acquisizione

Un ordine di 20 € con fee 30 % ha un costo “marketing” di 6 €. Se il 15-20 % degli acquirenti delivery effettua almeno una visita in sala nell’arco di 60 giorni, l’operazione genera valore netto, grazie a:

  • Mark-up dedicato (8-15 %) che tutela il margine sull’ordine.

  • QR code e coupon “torna al ristorante” per la raccolta dati di prima parte.

  • Programmi loyalty interni che riducono la dipendenza dal marketplace al secondo acquisto.

Leva sul margine

  1. Multi-homing selettivo Presidiare due o tre piattaforme consente di diluire il potere contrattuale dei singoli operatori.

  2. Pick-up e flotta propria Nelle aree a elevata densità abitativa il trasporto in house riduce la commissione e crea contatto diretto con il cliente.

  3. Retail-media mirato Allocare budget pubblicitario solo su giorni e fasce orarie a minor saturazione, monitorando il ritorno sull’ad-spend.

  4. Menu differenziati Prevedere piatti esclusivi “dine-in” salvaguarda la percezione di qualità e invita alla visita in sala.

Conclusioni

L’industria del food-delivery sta passando da una fase di espansione finanziata a debito di capitale a un assetto più maturo, dominato da pochi operatori globali interessati alla sostenibilità dei margini. Per le piattaforme ciò significa integrazione verticale, diversificazione dei ricavi e investimenti tecnologici di lungo periodo. Per i ristoratori italiani il delivery resta imprescindibile, ma va considerato non come un fine a sé stante bensì come il primo anello di un percorso di relazione con il cliente.

Gestendo in modo consapevole pricing, dati e mix canali, il costo di commissione può diventare il corrispettivo di una campagna marketing a performance, trasformando l’esperienza a domicilio in una porta di ingresso verso la sala, dove il valore medio e la fidelizzazione rimangono significativamente più elevati.

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